Ieri, "Devo parlarti di una cosa..." e già, quando senti questa frase, tu cambi. Ti metti comoda su quella sedia, apri le gambe e le braccia, stai accogliendo la notizia, ti accendi una sigaretta di rispetto. Già mentre te ne parla, già mentre te lo dice tu ascolti rapita e i primi pensieri si insinuano nella tua testa "Che meraviglia, questo uomo mi sta raccontando un segreto, un pezzo di se, ed è personale e lo racconta a me...sono importante quindi per lui!" e lui ti parla e ti parla e tu lo guardi e annuisci. Altre sigarette di rispetto, altri drink. Ora credi di possedere un suo segreto solo perchè ne fai parte. E' ora che devi stare attenta.
Alla sera prima di addormentarti dai un' occhiata a quel segreto, quel filo sottile che ti unisce a lui. E' come avere quell'uomo vicino, lui sa che tu sai, lui ha deciso di farti sapere.
Mentre sei con le tue amiche parlate di lui, ti si velano gli occhi, tu sai...loro non sanno, oddioooo se lo sapessero. Tu non puoi e non vuoi dirlo, era una confidenza quella che ti è stata fatta. Però, se lo sapessero quante cose cambierebbero anche nelle loro teste. Sapere questo è elevarsi ad essere superiore alle tue amiche. Se racconti rovini tutto. E lui come ci starebbe se io raccontassi tutto...male, male.
Passano giorni, mesi e anni...l'emozione di quella confidenza è scemata, è scemata la confidenza stessa. Non sembra più questa grande rivelazione che è stata vero? e allora li mentre bevi un drink lo dici "Vi racconto una cosa ma non dovete dirla a nessuno" e parli e parli. Te ne strafotti del tuo amico, te ne strafotti anche delle tue amiche in quel momento. Quando è stato detto a te eri pronta, sei stata avvisata di entrare a far parte di una confidenza, alle tue amiche hai chiesto se erano pronte? se volevano sapere?
Oggi, hai raccontato una confidenza di un tuo amico, hai rotto il filo, hai tradito la sua fiducia e hai violentato le orecchie delle amiche che ti hanno ascoltata senza capire...perchè tu non sei lui e anche se racconti con emozione non sei lui. Non ne avevi il diritto, non ne avevi il possesso, non dovevi farlo.
"Perchè?"
Ama il prossimo tuo come fosse te stesso è difficile, immensamente difficile. Sarebbe bello però provare almeno a non ferire, soprattutto non ferire chi ti ha messo il suo segreto, il suo cuore tra le mani.
A volte mi chiedo se sia più forte il pensiero di immensa gioia per la nascita del salvatore o il pensiero dell'immensa tristezza per la perdita di una persona cara!
Io a chi crede cosi fortemente un pochino lo invidio!
E' morto Napoleone qualche anno fa...e c'era questa amica mia, che ho conosciuto in prima media, quelle amiche che adori subito. Amiche con le quali cresci, lei mi cazziava quando sbagliavo e io la stordivo quando si metteva in un angolo. Successe che le chiesi quando fosse il suo compleanno...lei rispose "Il giorno della morte di Napoleone", io le dissi "Molto bene, ti farò gli auguri di compleanno solo quando Manzoni ti dedicherà un'ode allora!" e così è stato, non le ho mai fatto gli auguri. Le ho portato un regalino ogni anno certo ma "Buon Compleanno" a lei non lo ho mai detto. La cosa più stronza della storia è che non potrò più dirglielo e a dire il vero non credo neppure che mi legga, però..."Buon Compleanno Paola!"*
Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita 5
la terra al nunzio sta,
muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie' mortale 10
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua, 15
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio, 20
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all'urna un cantico
che forse non morrà.
Dall'Alpi alle Piramidi, 25
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall'uno all'altro mar. 30
Fu vera gloria? Ai posteri
l'ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito 35
più vasta orma stampar.
La procellosa e trepida
gioia d'un gran disegno,
l'ansia d'un cor che indocile
serve, pensando al regno; 40
e il giunge, e tiene un premio
ch'era follia sperar;
tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria, 45
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull'altar.
Ei si nomò: due secoli,
l'un contro l'altro armato, 50
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe' silenzio, ed arbitro
s'assise in mezzo a lor.
E sparve, e i dì nell'ozio 55
chiuse in sì breve sponda,
segno d'immensa invidia
e di pietà profonda,
d'inestinguibil odio
e d'indomato amor. 60
Come sul capo al naufrago
l'onda s'avvolve e pesa,
l'onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere 65
prode remote invan;
tal su quell'alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese, 70
e sull'eterne pagine
cadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacito
morir d'un giorno inerte,
chinati i rai fulminei, 75
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l'assalse il sovvenir!
E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli, 80
e il lampo de' manipoli,
e l'onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.
Ahi! forse a tanto strazio 85
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò; 90
e l'avviò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov'è silenzio e tenebre 95
la gloria che passò.
Bella Immortal! benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
ché più superba altezza 100
al disonor del Gòlgota
giammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita, 105
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.
*Mi manchi!! ...il resto lo sai!