Sognavo male, male quasi come i protagonisti del libro. Un libro che non avrei preso per contenuti, devo essere onesta ma il contenitore, il contenitore era una tentazione.
Mi è stato suggerito da una persona dalla quale non posso rifiutare i consigli di lettura da contratto. Mi son fidata, ho fatto bene? ho fatto bene.
Vorrei dire molto ma ho paura che col mio molto vi andrei a dire il tutto, allora vi dico poco, vi dico che alcuni passaggi li ho riletti solo per continuare ad avere il sapore di quelle parole in bocca, vi dico che i protagonisti non hanno nomi di battesimo, si chiamano "l'uomo" e "il bambino" e per quelli che come me son rimasti fuori coi cent'anni di solitudine questo è bello.
Poi vi dico che nel mentre un lettore legge si svolge la vita del lettore nello sfondo, la vita non si ferma mentre leggiamo, beh, la vita non si ferma mai e io rifletto sempre sul se ci sia un periodo adeguato per leggere un libro o leggerne un altro e alla fine ho anche concluso che con quel libro ci ho preso anche a periodo di lettura (non come quando mi han fatto leggere la madame bovary a 15 anni, io a 15 anni avevo ancora bisogno delle sorelle March).
Il 25 esce il film, speriamo non sia una cagata.
allora siccome ho il cuore d'oro, se mi trovo una signorina che è nella merda che non sa come si usa il curvaciglia io non è che posso star zitta, io la devo aiutare, è un fatto.
.) lavarsi bene la faccia e rimuovere dagli occhi residui di trucco o di altro della sera antecedente al giorno del curvaciglia.
..) mangiare una merendina, non so un plum cake o un flauto o anche una roba fatta in casa va bene, io per dire adoro farmi le fette di pane toastato con sopra la marmellata di arance (di arance è marmellata, non confettura).
..bis) perché devo mangiare? perché se no ti vien la tremarella se sei in calo di zuccheri di mattina (idiota).
...) mettersi davanti allo specchio o alla specchiera e chiudere la porta, soprattutto se vivete in compagnia.
....) respirare a fondo e appoggiare il curvaciglia sulla palpebra chiusa, una sola delle due palpebre è chiusa, questo è importante.
.....) con un lieve gioco di polso e le dita che tengono il piegaciglia aperto (il piegaciglia ha i fori come le forbici) far entrare le ciglia tra le labbra di gomma del piegaciglia.
......) respirare a fondo.
.......) chiudere il piegaciglia (le dita) e tirare in direzione dello specchio.
........) mantenere il contatto con la madonna e quei porchi schifosi degli angeli tutti attorno.
.........) aprire le dita e sfilare il piegaciglia dalle ciglia, ne avrete perse almeno tre, nessun problema è come quando ci si lava i capelli, appoggiatele tra indice e pollice, soffiate ed esprimete un desiderio, ad esempio di avere naturalmente le ciglia lunghe.
..........) ripetere con l'altro occhio.
questa è una cosa che fa un po' meno male della ceretta brasiliana ben fatta e quasi male uguale a una ceretta non brasiliana, che non è che te le devi levare (le devi allungare), allora se senti troppo male sei un coglione.
Io non mi son mai tirata le ciglia col curvaciglia, io ho un quaranta di piede, ho le mani enormi, le unghie quadrate, le lentiggini, il freddo mi secca la pelle, bevo poca acqua e troppi alcoooolici, sono stonata, non riesco a dire phaelenopsis e desktop, ogni tanto mi vien la esse moscia, ho la erre naturalmente di maRgheRa, parlo coi muri, quando sono in s_p_m potrei uccidre mia madre e forse anche quasi quasi mangiarmela che muoio di fame, va da se che sapere come si utilizza al meglio un curvaciglia è l'ultimo dei miei problemi.
(ad intuito e a vederlo comunque farei così).
Qualche giorno fa ho avuto in dono un video di youtube, non è che mi sia stato regalato o dedicato proprio però fa parte di quelle piccole cose che una è li in ufficio che sta ascoltando musica di merda e poi passa uno e molla giù un video e poi ti senti bene per forza.
Il mio commento al video è stato: mi ha scaldata come le castagne.
Scaldare come le castagne vuol dire che è novembre e fuori si gela e tu stai camminando e hai le estremità congelate e ti fanno male i piedi e ogni tanto ti vien su un brivido e l'aria calda che butti fuori dalla bocca la puoi vedere.
Poi ti compri le castagne da un vecchio alla bancarella e ne butti giù una e sei sempre al freddo al gelo ed è ancora novembre ma, il punto esatto dello stomaco dove si è fermata la castagna è diventato un punto bollente e solo quel punto è bollente, è scaldato, è il punto scaldato dalla castagna.
Oggi mi è venuta la pensata di condividere quella canzone che mi ha scaldata come le castagne con un mio amico, ero anche tutta contenta perché non ero sicura al 100% che gli piacesse però quasi, insomma per me era a botta sicura che mi dicesse "capitana che bella non l'avevo mai sentita".
A questo mio amico quella canzone ha fatto schifo al cazzo, non proprio così ma quasi...ha esordito dicendomi grazie, per poi aggiungere che è rimasto perplesso, per poi aggiungere che i primi dieci secondi sono ascoltabili giusto perché son dieci secondi e il testo, mi dice, il testo beh...una violenza che non mi appartiene.
...a questo punto guardate il video e ascoltate la canzone che non voglio influenzare la giuria.
Vi è piaciuta? non mi interessa.
Il punto è che poi ho detto al mio amico che volevo condividere una cosa che a me è piaciuta e lui mi dice che si che ha capito.
Poi gli chiedo se fa sempre sta cosa di analizzare le canzoni che io adesso la so a memoria che l'ho ascoltata sedici volte ma alla prima la sensazione di caldo castagna mi è uscita proprio di pancia e fanculo il testo, era una questione per me di armonia e di equiilibrio musicale o come quando vedi un paesaggio e pensi "che bello" per me era questo e lui invece mi ha fatto analisi di musica e intonazione e testo.
Allora poi ci siam parlati bene che io non ero offesa, ero dispiaciuta più che altro che da una cosa carina che volevo fare mi son sentita il disagio di quando ti tagliano male i capelli.
Questo mio amico poi mi confessa che in effetti l'analisi l'ha fatta perché la canzone l'ho mandata io e che dall'inizio ha capito che è una di quelle canzoni che sarebbero piaciute alla sua ex, e allora da li in poi niente che quando è così è così e basta. Non si può ribattere a una motivazione così.
L'anno scorso c'è stato quello strano episodio di questa lei che dal nulla si è sognata dell'autore di un blog. Uno con cui non aveva mai parlato e di cui non sapeva il nome e di cui non poteva immaginare il viso. Infatti quella volta li nel sogno, questa lei, beh si immaginava di essere in chat. Un sogno onesto e coerente nella sua incoerenza.
Questa notte, questa lei, ha fatto un sogno.
C'è da dire che questa lei ha un bel periodo, lavora tantissimo ma il lavoro quello giusto, il lavoro che ti lascia stanchezza ma non stufezza, questa lei fa un sacco di cose coi cavalli e i cavalli per quanto uno si sforzi, beh i cavalli ti entrano nell'anima e io, con la voce di questa lei posso dire di essermi innamorata di quell'arabetto di cui raccontavo qualche giorno fa, innamorata che quando lo vedo lo devo toccare, e quando lo guardo mi vien fuori la pupilla a forma di cuoretto.
Questa lei è anche innamorata dell'autunno che tutti gli alberi si son colorati di giallo o di rosso o di arancione e lo sanno anche i sassi ormai che l'arancione è il mio colore preferito.
Questa lei che poi sono io, ha un bel periodo, lascio entrare tutto e accorgendomi di questo faccio anche in modo di assorbire tutte le cose belle che posso.
Sto leggendo tanto, sto scrivendo tantissimo e signori e signore, dovreste sentire quanto cazzo parlo, parlo anche mentre dormo e la gente che mi è a tiro vive nella speranza che gli cadano le orecchie.
Questa notte insomma, questa lei, che poi sono io, si è sognata di un autore che non conosce, non ci conosciamo, non siamo amici, non ci parliamo con le voci, non so chi sia, non ne ho idea.
Il sogno non era come l'altra volta, il superio che mi governa mentre sono assente ha deciso di farmi avere un incontro con questo autore, mi ha fatto vedere il suo viso, mi ha fatto vedere che è alto, mi ha fatto percepire la sua voce anche se io le voci proprio non le ricordo, me lo ha presentato.
Il mio subconscio mi ha presentato una persona che leggo con passione da tanto e giusto per farmi capire che comunque si devono tenere le distanze quando si è alla guida ha deciso di presentarmelo sopra a un fungo, un fungo blu, seduto sopra con le gambe incrociate, una canna di mezzo metro di maria tra le dita.
Aveva un sorriso meraviglioso.
(credo sia lo stesso meccanismo che mi faceva sognare heathcliff quando ero piccolina)
E' da un po' che al maneggio hanno smesso di darmi i cavalli buoni. Non è che mi diano i cavalli cattivi, anzi, i cavalli cattivi, così come i bambini cattivi, beh non esistono. I cavalli buoni di solito sono i cavalli un po' vecchiotti, abituati a far scuola in maneggio da anni, anche chi non è mai stato a cavallo ci può salire in sicurezza. I cavalli che chiamerò "cavalli spaccacazzo" sono quelli un po' più giovani o quelli che magari hanno qualche vena di sangue caldo o che magari son stati trattati di merda da piccoli, insomma i cavalli spaccacazzo sono quei cavalli paragonabili a tutti noi, con il nostro carattere, la nostra storia, le nostre manie e le nostre cagate mentre i cavalli buoni sono paragonabili alle persone che le guardi e dici "che bella persona, da far santo subito, un eroe, un santo di uomo, una santa di donna".
Interagire con le persone normali, che abbiamo paragonato ai cavalli spaccacazzo è la routine, ci si è abituati e si sa che ogni tanto ci son gli scontri. Interagire con i cavalli spaccacazzi invece, anche se paragonati alle persone normali, è diverso.
Sopra a un cavallo devi modificare il punto di vista perché il bestio si aggira intorno ai quattrocento chili quindi far gli scontri non sempre è la soluzione, allora dicevo, si deve cambiare punto di vista e usare le armi a nostro favore.
Hanno smesso di darmi i cavalli buoni al maneggio dicevo e hanno iniziato a darmi un arabetto, un cavallino piccolo, bellissimo, elegante, di quelli che corrono con la coda bella alta, dai lo avete visto un arabetto. Però non è un cavallo buono, è un cavallo spaccacazzi e lui ogni tanto mentre siamo a fare il lavoro in maneggio, gli girano le palle e fa le fughe. Fa le fughe con me sopra. Per quelli che non sanno, fare le fughe è quando magari si è che si cammina per strada e poi ci si accorge che sta passando il pulmetto e allora si fa un grande scatto per poi fermarsi di colpo e tirare un porco che lo si è perso. Dopo la corsa e il porco un po' siete risentiti no? figuratevi a quanto mi son risentita io che il cavallo mi ha fatto le fughe e non c'era manco il pulmetto, il pulmetto se lo è visto solo lui.
Scorsa settimana mi son risentita tanto che io volevo lavorare bene in maneggio ma lui mi faceva le fughe e allora non riuscivo a far niente a parte il mio meglio per non cader di sella.
Allora son sbroccata, mi sono incazzata proprio con l'insegnante e le ho detto che era quasi un mese che lavoravo con lui e che non combinavo nulla perché lui fa il mona e che non è giusto che siano tutti sereni a lavorare e io no.
Son sbroccata che le ho urlato dietro capite?
e poi dopo ore ero triste che quello è il cavallo più fico da montare in quel maneggio proprio per sto suo difetto che si inventa di dover prendere il pulmetto. Quello è in effetti il cavallo che davano a quelli bravi, allora mi son pensata che forse io ero brava se me lo davano sempre.
Stamattina che sono arrivata al maneggio ho chiesto che cavallo avevo e allora l'insegnante mi ha detto che se volevo mi dava uno buono ma che se montavo l'arabetto era più contenta che per me sarebbe stata una sfida che solo partecipando avrei vinto.
Oggi l'arabetto ha provato a prendere il pulmetto che vede solo lui 6 volte, sei, però io mica mi son fermata e ho detto che volevo scendere, no.
Dovevate vedere che bene abbiamo lavorato tra un pulmetto e l'altro.
Son felice.
Ieri mentre facevo qualcosa in giro per casa, che adesso non sto a ricordarmi, mi salta fuori una borsa di carta con il logo di casablanca (che è un negozio dove io mi andavo a comprare i vestiti quando ero più piccola)dentro a sta borsa ci trovo una cinquantina di topolino tutti dei meravigliosi anni 80/90.
Il primo pensiero che mi viene in testa è che la mamma è stata proprio una ficadiddio quella volta che ho traslocato, che non si sa come e non si sa perché ma è riuscita a rifilarmi praticamente tutto quello di cui voleva liberarsi, tra l'altro con scuse del cazzo. Per dire anche sti topolino qui, a me non servono e le avrei detto che poteva tenerseli solo che lei è stata furba quel giorno del trasloco che mi ha detto "sta borsa è tua" e io le ho detto "cosa c'è dentro?" e lei di nuovo "sta borsa è tua" e in effetti la mamma c'è da dire che tante ne ha fatte ma di sicuro non si è mai presa da vestire al casabalanca.
I topolini una volta scoperti li ho calati in sgabuzzino, così da occupare anche gli ultimi centimetri calpestabili che erano rimasti, però poi mi è venuta voglia di leggerne uno, come quando ero piccola e allora ne ho tirato fuori uno a caso (ok, non era a caso, ho preso quello che un pochetto mi ricordavo dalla copertina che era un topolino interessante) e mi son messa sulla poltroncina a sfogliarlo.
Sorridevo a vedere le pubblicità dei giocattoli e della scuola radio elettra e delle big babol con la ragazza con gli stivaloni, poi il dolce forno e insomma un sacco di cose. C'era un mezzo articolo che parlava del telefono azzurro che a me ha fatto ricordare una cosa.
Quando ero alle elementari, mi pare in seconda o in terza, mi ero già spaccata tutti i denti davanti quindi di sicuro non ero in prima, la scuola ha organizzato un incontro con dei referenti del telefono azzurro. A quell'incontro dovevano spiegarci cosa facevano questi del telefono azzurro e parlare un po' con tutti i bambini. C'è da dire che io alle elementari non solo ero piccola, ero proprio cruda cruda e un po' come mi capita ogni tanto adesso facevo proprio delle affermazioni o delle domande del cazzo. Visto che ci sono ho deciso di fissare una data esatta di inizio delle mie affermazioni e delle domande del cazzo che andrò appunto ad identificare con il mio incontro con i referenti del telefono azzurro.
Quando questi referenti sono arrivati nella mia scuola io non avevo il telefono di casa, perché c'è da dire che io avuto una di quelle infanzie nomadi e i miei quella volta li, in quella casa,non lo hanno mai messo, si tenevano il telefono del negozio e a posto così. Va da se che a una bambina che non ha il cazzo di telefono a casa parlare di telefono azzurro è come quando uno dice "ho visto dio ma è solo il mio, tu non lo hai però c'è".
A questo incontro i volontari mi han fatto tutta la spiega sui bambini che si sentono soli e i bambini che vengono maltrattati e i bambini che si sentono le brutte sensazioni addosso, però per me quella parte non era importante perché per me era di rilevanza che non tutti i bambini avessero il mezzo, se non hai il mezzo di cosa stiamo parlando? mi pensavo tra me e me. Allora cosa ho fatto? ho alzato la mano e glielo ho detto "ma se un bambino ad esempio non ha il telefono a casa come fa a chiamare il telefono azzurro?" tutta la classe si mette a guardarmi, qualcuno sento che dice che sono proprio scema, i volontari mi spiegano che basta andare in una cabina telefonica e io dura come una piastrella proseguo "si ma se un bambino non può pagare il gettone?" e i volontari allora non mi rispondono. Avevo ragione io, non c'era risposta per quella domanda.
Quello che è successo dopo comunque è che i volontari han voluto parlarmi da sola per sapere se ero felice con la mia famiglia e perché ero così preoccupata di uno che non ha il telefono, allora io gli ho spiegato che era perché io ad esempio non lo avevo e secondo me non ero l'unica e che ero preoccupata per gli altri bambini che non lo avevano e magari avevano bisogno.
La mia solidarietà non ha convinto sti volontari proprio per un cazzo perché il giorno dopo han chiamato i miei per fare una chiacchierata. La mia maestra mi ha spiegato che quelli del telefono azzurro erano tutti preoccupati per me.
Quella volta poi mi son pensata che poveretti i miei avevano bisogno di un telefono, boh, un telefono verde o arancione, per i genitori che vengono messi in cattiva luce dai figli e invece niente, però dai, avrebbero potuto usare quello del negozio.
(quante ne ho fatte ai miei...a proposito del titolo, ieri mi sono iscritta a kick boxing di nuovo e ciao mamma tutto bene.)
Mercoledì scorso si è infilato un uccello nella cappa del riscaldamento/condizionatore dell'ufficio. Lo so perché si è proprio sentita sta cosa che entrava e sbatteva dentro al cubo di metallo. Abbiam provato ad aprire la griglia ma niente, non si può perché c'è un'altra griglia all'interno che rischia di ferirci. E' stata chiamata la lipu che ci ha chiesto se eravamo sicuri che fosse un uccello e in effetti non lo si è, si è sicuri e comunque si spera che sia un animale di piccola taglia. Ci hanno chiesto se era ancora vivo e noi si pensa che no perché non lo si sente più muovere.
Oggi è lunedì e quelli che ci fanno la manutenzione del riscaldamento e dell'aria condizionata devono ancora passare a ritirare l'uccello dal cubo. In ufficio non c'è puzza ma nella mia testa c'è puzza di uccello morto da cinque giorni.
Ieri mattina stavo in casa sveglia da presto presto, siccome mi piace che la casa prenda aria visto che ci fumo dentro, ho aperto tutte le finestre e ho chiuso la porta del corridoio che non volevo stare in corrente. Dopo due caffè e una sigaretta sento puzza, non di uccello morto ma di bruciato. Il mio radar naso inizia a fare una bella perlustra e non trova l'origine del puzzo. Il radar naso convince la testa che sia qualcuno da fuori che brucia le pannocchie nei campi che ho a cento metri. Il tempo di accendere il pc, lavarmi i dentazzi e la faccia e sento puzzissima, molta più puzza di prima e io mi penso che sia la lavatrice affanculo. Faccio la corsa verso la zona giorno per andare a vedere se è lei e tiro una madonna che ho fumo nero nero in sala. Puzza di plastica bruciata. Prego non sia il televisore, cerco i gatti e mi lancio verso il terrazzo per prendere una boccata di aria fresca. Dal terrazzo mio vedo che arrivano delle fiamme da sotto, dal terrazzo di sotto, c'è una scopa che brucia e una paletta che brucia e un secchio che brucia e la plastica liquida che cola bruciando anche lei. Inizio a tremare e faccio una corsa dalla signora di sotto di cui ho già raccontato, ho paura che non mi risponda, resto sul suo uscio per almeno due minuti a chiamarla "dai sono erika, ti prego apri" e la sento che traffica con lo spioncino. Poi mi apre la porta "ti ha preso fuoco il terrazzo" le dico. Mi butto in casa sua, apro la porta della cucina e butto il secchio di acqua che ha in lavello sul fuoco. Lei si siede e mi dice che deve avere lasciato una sigaretta accesa nel cestino. Le dico di stare attenta che io ero a casa in quel momento ma in genere son sempre via. Le dico di mettere un vasetto pieno d'acqua in terrazzo e di usare quello per spegnere le sigarette. Lei cambia discorso, mi racconta di suo nipote. Mi fa un caffè e poi io me ne vado.
Alle otto di ieri sera mi suona il campanello, la faccio entrare "vado a letto" mi dice, poi si mette a piangere "ho preso tanta paura stamattina" mi dice singhiozzando, non le dico anche io, le accarezzo una spalla e aspetto per vedere se vuole sfogarsi un pochetto. Prende e va via.
Spero proprio abbia capito che deve stare attenta.
Questa mattina, come ogni mattina, questa donna si recava dal suo tabaccaio di fiducia.
Avere un tabaccaio di fiducia a Venezia, soprattutto in piazzale Roma, pare una cagata e invece non lo è, che a Venezia c'è sempre sto perenne transito di turisti e di pendolari e di studenti e allora riuscire a fidelizzarsi un cliente o un fornitore non deve essere cosa facile.
Il mio tabaccaio di fiducia io lo ho conquistato una volta che pioveva ed era autunno o inverno. Di solito quando piove me ne sbatto un po' i coglioni e mi prendo la pioggia e mi bagno i capelli e mi lascio entrare l'acqua dentro alle scarpe, quella mattina li però avevo una borsa che secondo me se si prendeva la pioggia poi mi si ammalava e non ne usciva più e mi moriva (la borsa col pelo). Sono andata quindi dal tabaccaio e mi son presa le solite e poi gli ho chiesto se mi dava un poncho da turista.
Il mio tabaccaio mi guarda come se gli avessi confessato di avere tre tette e poi ripete "un poncho da turista?" che è una cosa che di solito fa mia nonna, che le faccio una domanda e lei poi ripete, non perché non ha capito ma perché così si può prendere più tempo per la risposta. Questa cosa qui di mia nonna e del tabaccaio io la facevo alle elementari che la maestra mi diceva "parlami di giuseppe garibaldi" e io "garibaldi giuseppe?" e la maestra "si" e io, "si" e poi di nuovo io, "allora garibaldi giuseppe detto anche giuseppe garibaldi era un uomo, adesso è morto." e poi continuavo con la mia spiega.
Il tabaccaio dicevo, quella volta del poncho, dopo essersi accorto che io ero li ed ero reale e che mi vedeva ogni mattina da cinque anni a questa parte sabati e domeniche incluse (che mica io mi stoppo il fumo nei week end) mi tira giù da una botola nascosta nel soffitto della tabaccheria un milione di sacchetti coi ponchi. Gli dico che visto che il poncho è orrendo voglio prendere quello più orrendo in assoluto e mi faccio dare quello rosa (che lo sanno tutti che il rosa fa cagare) e poi gli chiedo di aiutarmi ad infilarlo che non ho mai messo una cosa del genere. Il mio tabaccaio a quel punto non solo ha realizzato che ero reale ha anche capito che io lo sfidavo a farmi vedere il funzionamento di una cosa che lui vende, gli leggevo nella testa un "furba la ragazza". Da quel dì in poi siamo rimasti amici, amici del tipo che quando entro al negozio non serve che parli, lui già sa. Amici che ogni tanto mi dice "erika come stai oggi" e amici del tipo che ovunque io vada mi trovo il tabaccaio tra le palle.
Non scherzo.
Il figlio ottenne del mio tabaccaio va a cavallo al mio stesso maneggio. Il mio tabaccaio va a mangiare al pub del mio amico Luca. Il mio tabaccaio va a fare le spese dove vado io, anche se quel giorno io sono andata a fare le spese al mercatino di bologna.
Quelle cose che dici, prima di conoscerti non ti conoscevo, ora che ti conosco tutto mi parla di te...o qualcosa di simile.
Torno a oggi. Questa mattina sono andata come tutte le mattine dal mio tabaccaio, mi tira fuori le solite e io gli lancio una nuova sfida "tu lo hai il win for life?" mi guarda come se mi fosse uscito un verme da un orecchio e poi mi dice "win for life?" gli abbasso la testa lenta lenta "si win for life" si sposta alla postazione lotto "allora il win for life è tipo una rendita e io si lo ho" gli dico che voglio giocare.
Gioco due euro e mi spiega che esco all'estrazione delle 8,00 e che quindi dalla 8,05 posso consultare il sito della sisal per vedere se ho vinto.
"Se vinci cosa fai?" mi chiede, me lo chiede onesto, non si aspetta le grandi manovre, si aspetta la verità anche se le grandi manovre sarebbero più interessanti, io allora gli dico la verità e che cioè le rendite dei primi due mesi le ho praticamente già spese che mi è morta la caldaia e il mio idraulico è un ladro di merda che gioca con la vulnerabilità dei primi freddi, i freni dell'auto son da rifare e pure le ruote son da cambiare. Gli dico che in verità vorrei poter prendere un aereo per "caldo" ma che son soldi già spesi.
Il mio tabaccaio ha l'espressione dell' mumble mumble, mi sbagliavo, voleva le grandi manovre, allora gli do la soluzione alternativa "Se vinco il win for life faccio passare tre mesi, così ho tre rendite in accumulo, poi con quei soldi faccio un piccolo investimento in una attività che chiamerò *always capitana* e che si occuperà di noleggio di barche con cuoco e capitano, da venezia alla croazia e ritorno" il tabaccaio finalmente sorride, secondo me pensa "adesso ci siamo".
Il mio tabaccaio deve essere quel tipo di persona che pensa che meritino di vincere solo quelli dai grandi sogni, quelli che usano il win for life per pagare le bollette invece no.
niente, ve lo ricordate il film dell'uomo che sussurrava ai cavalli? vi fo la spiega?
spiega:
c'è sta ragazzina che va a farsi una passeggiata col cavallo sull'asfalto pieno di neve alle sei di mattina di inverno che io col cazzo che metterei il naso fuori di casa, figuriamoci andare a passeggiare col cavallo, per non dire dei pantaloni da cavallo che sono aderentissimi e poco termici e fanno un m_d_f che non vi dico, comunque sta ragazzina prende e va fuori col cavallo e il cavallo in una salita o in una discesa (non mi ricordo) scivola e un camion nello stesso momento a tre metri da lei in una salita o in una discesa (non mi ricordo) scivola e la centra in pieno a lei e alla sua amichetta di cavallo che muore sul colpo (ve lo dicevo che per andare a cavallo, o anche in camion e comunque fuori, era una giornata di merda). La ragazzina come il suo cavallo restano zoppi per un pochetto, un pochetto che dura sino a che la mamma di lei non si trova con uno che era famoso per sistemare i cavalli che parevano da rottamare. Alla fine della storia il cavallo guarisce e anche la ragazzina che io spero da quel giorno in avanti si premuri di andare a cavallo solo nei giorni di sole e eventualmente di montare al cavallo le ruote da neve in caso di neve.
Volevo dire sui cavalli che io quando ho ripreso, quattro lezioni fa, mi pareva di non ricordarmi nulla e mi faceva male dappertutto e mi mettevo a fare le guerre col cavallo che è una cagata farci la guerra perché lo si vede a occhio nudo che lui è più grosso. Insomma alla prima lezione, quattro volte fa, mi pareva di non riuscire a riprendere ad andare, come se avendo perso quello sport per un pochetto avessi proprio perso quello sport, come se avessi perso la mano e non potessi mai più recuperarla, come se fossi troppo vecchia per tornare a far le cagate sopra a un cavallo di un metro e settanta di garrese.
Invece oggi mi sono accorta che mi sbagliavo.
Ho fatto il salto ostacoli e non sono neanche morta.